Convivenza di Fatto

Avvocato per convivenze di fatto a Milanoniente matrimonio, ma non niente tutele.

Vivere insieme senza sposarsi non vuol dire restare senza diritti, ma nemmeno averli automaticamente. Ti diciamo cosa ti spetta davvero oggi, e cosa conviene mettere per iscritto prima che serva.

Come ti assistiamo

Tre situazioni, tre strumenti

La legge del 2016 ha dato un nome alla convivenza, non gli effetti del matrimonio: quello che non scrivete, in gran parte non c'è.

i.

«Viviamo insieme e vogliamo tutelarci»

Il contratto di convivenza

È l'unico strumento che permette di decidere prima come stanno le cose: chi paga cosa, come si dividono le spese, cosa succede ai beni comprati insieme, che fine fa la casa se vi lasciate. Si firma davanti a un notaio o a un avvocato e si iscrive all'anagrafe.

La convivenza registrata dà comunque alcuni diritti: assistere il partner in ospedale, decidere per lui se non è in grado, subentrare nell'affitto se muore. Ma non dà quasi nulla sul piano patrimoniale — niente eredità automatica, niente pensione di reversibilità, niente mantenimento alla fine. È esattamente il vuoto che il contratto serve a riempire.

ii.

«Ci siamo lasciati e la casa è sua»

La casa e la fine della convivenza

Quando finisce, la casa segue i titoli: chi è proprietario resta proprietario, chi non lo è esce. Se ci sono figli il criterio cambia e diventa il loro interesse, come nelle separazioni. Chi ha contribuito alle spese o alla ristrutturazione senza essere intestatario può agire per riavere quanto versato, ma deve provarlo: bonifici, fatture, documenti.

Chi vive in casa del partner ha comunque diritto a restarci per un periodo dopo la sua morte, proporzionato agli anni di convivenza. È una tutela minima, e vale la pena sapere che c'è.

iii.

«Abbiamo dei figli e non siamo sposati»

Figli nati fuori dal matrimonio

Qui la differenza col matrimonio non esiste più: i figli hanno gli stessi identici diritti, e le regole su affidamento, mantenimento e tempi di permanenza sono le stesse. Cambia solo il modo di arrivarci, perché non c'è una separazione da chiedere.

Serve invece il riconoscimento del figlio da parte di entrambi. Se manca, si può ottenere in giudizio con la dichiarazione giudiziale di paternità. E se la convivenza finisce, le condizioni per i figli si stabiliscono davanti al Tribunale come per una coppia sposata.

Non sei sicuro in quale situazione ti trovi?

Chiediamolo insieme →
Come funziona

Cinque passi, nessuna sorpresa

Sapere cosa succede dopo è la prima cosa che togliamo dai pensieri.

i.

Primo colloquio

Ci racconti la situazione. Ascoltiamo, facciamo domande, ti diciamo subito cosa vediamo.

ii.

Analisi del caso

Esaminiamo documenti, redditi, tempi e margini. Senza promesse che non possiamo mantenere.

iii.

Strategia

Decidiamo insieme la strada: accordo, negoziazione assistita o Tribunale.

iv.

Preventivo scritto

Prima di ogni incarico ricevi per iscritto cosa faremo e quanto costa.

v.

Assistenza

Ti seguiamo fino alla fine, e anche dopo, se le condizioni vanno riviste.

Parola ai clienti
“Avvocato che sa ascoltare, molto professionale. Preparatissimo. Ci ha indirizzati al meglio per la nostra situazione. Lo consigliamo sicuramente.”
Marco Bertolin, aprile 2026 · Recensione Google
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Domande frequenti

Su convivenza e coppie di fatto

Risposte di orientamento generale. Il tuo caso lo guardiamo al primo colloquio.

Conviviamo da anni: ho gli stessi diritti di una moglie?

No, e la differenza è ampia. La convivenza registrata dà diritti di assistenza e alcune tutele sulla casa, ma non l'eredità automatica, non la reversibilità, non il mantenimento alla fine del rapporto. Gli anni passati insieme non cambiano il quadro giuridico. Quello che si può costruire è un contratto di convivenza, che colma buona parte di questo vuoto.

A cosa serve registrare la convivenza in Comune?

A far esistere il rapporto per la legge. Dalla registrazione derivano il diritto di visita in ospedale, la possibilità di decidere sulla salute del partner se non è in grado, il subentro nel contratto di affitto in caso di morte e alcuni diritti sulla casa familiare. Senza registrazione, per lo Stato siete due persone che abitano allo stesso indirizzo.

Cosa si può scrivere in un contratto di convivenza?

Come si dividono le spese di casa e di vita comune, chi possiede cosa, come si regolano i beni acquistati insieme, quale regime patrimoniale scegliete e cosa succede alla fine. Non si possono inserire condizioni sui figli né obblighi che durano oltre la convivenza, come un assegno di mantenimento: quelli restano fuori.

Se ci lasciamo, ho diritto a un mantenimento?

No, non esiste un assegno di mantenimento fra conviventi. Il giudice può però riconoscere gli alimenti a chi si trova in stato di bisogno, per un periodo proporzionato alla durata della convivenza. È una misura di sopravvivenza, non un assegno, e va chiesta dimostrando la situazione economica.

La casa è intestata a lui: quando ci lasciamo devo andarmene?

Sì, se non ci sono figli: la proprietà decide. Se ci sono figli il criterio diventa il loro interesse e la casa può essere assegnata al genitore con cui vivono in via prevalente, anche se non ne è proprietario. Se hai contribuito a comprarla o a ristrutturarla puoi agire per recuperare quanto versato, ma servono le prove dei pagamenti.

Se il mio compagno muore, cosa mi spetta?

Per legge non erediti nulla: non sei erede. Hai diritto a restare nella casa di proprietà per un periodo legato agli anni di convivenza, e a subentrare nell'affitto se la casa era in locazione. Tutto il resto va disposto per testamento, nei limiti della quota disponibile, oppure con strumenti da valutare prima.

I nostri figli hanno meno diritti perché non siamo sposati?

No, nessuno. Da anni la legge non distingue più fra figli nati dentro e fuori dal matrimonio: stessi diritti sull'eredità, stesse regole su affidamento e mantenimento. Serve però che entrambi li abbiano riconosciuti. Se un riconoscimento manca, si può ottenere in giudizio.

Il mio compagno è violento: cosa posso chiedere?

L'ordine di protezione, che il giudice può emettere anche fra conviventi. Impone di lasciare la casa familiare, vieta di avvicinarsi ai luoghi che frequenti e può prevedere un contributo economico. Si chiede in via urgente e si ottiene in tempi brevi. Se ci sono episodi denunciati o referti, portali al primo colloquio.

Primo colloquio

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